sabato 11 giugno 2022

L'impianto elettrico è il brutto anatroccolo?

Non sarò breve! Sull'impianto elettrico nelle abitazioni c'è molto da dire e non è possibile condensare in poche righe un argomento così vasto e complesso. Ma soprattutto fondamentale. 

Per spiegare il motivo di questa mia affermazione uso l'analogia della strada.

La strada rappresenta appunto l'impianto elettrico. I "veicoli" che la percorrono sono gli utilizzatori dell'abitazione. Fino a pochi anni fa, i classici elettrodomestici e carichi elettrici: l'autoclave, il computer e la TV, l'illuminazione, il frigorifero, la lavatrice e cosi via. A queste automobili si sono oggi aggiunti mezzi "più pesanti" dei veri e propri camion: la pompa di calore, il piano cottura ad induzione e lo stesso fotovoltaico. Per non parlare delle prese di ricarica delle auto elettriche che oggi cominciano a popolare giardini e garage.

Se la strada è larga e rettilinea i veicoli possono viaggiare veloci e sicuri. Se la strada è stretta e piena di curve sarà il contrario.

I vari bonus fiscali (in primis quello al 110%) prevedono agevolazioni per il mondo termico, il fotovoltaico e le colonnine per la ricarica delle auto elettriche. I giornali o i social devono fare audience e poco subiscono lo scarso fascino del povero impianto elettrico. Che così viene completamente "dimenticato" da tutti. Non solo dai committenti ma pure dai tecnici concentrati sui vari (super ed eco) bonus.

L'impianto elettrico, come il brutto anatroccolo, è così rimasto (inspiegabilmente) ai margini della  rivoluzione tecnologica che sta investendo le nostre abitazioni. Pur essendo la base per una piena fruizione di queste innovazioni.

Tanto è vero che è difficile trovare un elettricista che, ad esempio, applica lo sconto immediato in fattura del 50% per l'ampliamento o la manutenzione straordinaria dell'impianto elettrico.

Purtroppo una errata comunicazione ha oscurato completamente questo indispensabile impianto. Eppure senza un suo attento "adeguamento" la più tecnologica ed efficiente delle abitazioni non può essere "goduta" a pieno. Semplicemente non funziona! Se le linee elettriche (i fili) non sono in numero sufficiente e correttamente dimensionate non potranno veicolare l'energia richiesta dai nuovi carichi.

Quando si sostituisce la vecchia caldaia con una pompa di calore ad acqua o un sistema ibrido la linea elettrica esistente andrà quasi sicuramente sostituita e probabilmente ne andrà creata una nuova a partire dal quadro elettrico.

Nel caso della sostituzione del piano cottura a gas con uno ad induzione addirittura bisognerà creare una nuova linea elettrica dal quadro generale che alimenti direttamente il nuovo elettrodomestico (e non tramite una presa a spina esistente in cucina).

Tutto ciò è particolarmente evidente nel caso della installazione di una presa di ricarica per auto elettrica o ibrida plug in. In questo caso il carico aggiuntivo è particolarmente elevato ed è necessaria molta cura nel dimensionamento della nuova linea elettrica, della sua alimentazione e del suo percorso.

Un discorso a parte merita l'impianto fotovoltaico. I vari bonus hanno determinato un aumento della potenza installata e la sempre maggiore presenza di batterie di accumulo con l'obiettivo di sfruttare al massimo l'autoconsumo dell'energia prodotta dal proprio impianto. Ma è chiaro che risulta impossibile sfruttare a pieno un impianto fotovoltaico capace di erogare magari 6 kW se questo è a servizio di una abitazione dotata di un vecchio impianto elettrico pensato per 3 kW di assorbimento.  

Da queste considerazioni appare evidente che i vari interventi legati ai bonus fiscali devono forzatamente coniugarsi ad opere di adeguamento dell'impianto elettrico della casa. Questo deve evolversi insieme alle altre tecnologie in un tutto armonioso che viene progettato in modo integrato.

Mi occupo, da oltre due decenni, di progettare impianti elettrici. Una delle domande più frequenti che mi sono state rivolte, in ambito residenziale, è: "si, ma serve il progetto?". 

Se per progetto si intende l'attività del pensare prima del fare, beh la risposta è ovvia: "si, sempre".

Ed allora forse la domanda giusta dovrebbe essere: "chi devo interpellare per farmi redigere il progetto dell'impianto elettrico?. Devo pagare un progettista?"

A questo punto vediamo insieme:

1) Cosa si intende per progetto dell'impianto elettrico a servizio di una abitazione;

2) Quali sono i limiti normativi che prevedono figure diverse per la redazione del progetto (che, si è detto, sempre deve essere fatto);

3) Quali sono i documenti che costituiscono un progetto di un impianto elettrico di un'abitazione;

4) Quanto costa il progetto dell'impianto elettrico di una abitazione.

Chiariamo subito una cosa: per la mia esperienza l'attore protagonista del progetto di un impianto elettrico è il/la padrone/a di casa.

Questo concetto tanto elementare viene spesso ignorato.

In pratica funziona così: per il lavoro viene interpellato un elettricista al quale si chiede di fare un preventivo. Così ogni installatore, in base alla propria esperienza (spesso tanta) ed alle indicazioni del cliente (spesso poche) redige una propria idea di impianto elettrico.

Intendiamoci. Questo sistema in passato funzionava benissimo. La dotazione elettrica di una casa era molto limitata. Ancora oggi mi capita di fare sopralluoghi in dimore di alto livello, con finiture di pregio, ma dove l'impianto elettrico è ridotto al minimo. Due prese e un punto luce centrale con il relativo interruttore per ogni stanza, il termostato per la caldaia ed un paio di prese per la televisione ed il telefono. In generale quindi pochissimi punti comando e prelievo energia con tubazioni e cassette striminzite che impediscono qualsiasi forma di ampliamento in termini di potenza o di fornitura di servizi. Oppure dotate di un unico piccolo quadro elettrico senza nessuna selettività nei confronti dei guasti o possibilità di aggiunta di protezioni per nuovi circuiti (si pensi banalmente ad un piano cottura ad induzione) o di componenti tecnologici come ad esempio l'indispensabile meter per la gestione di una batteria per fotovoltaico).

Le cose, ormai da anni, sono cambiate: con l'aumentare dei dispositivi presenti nelle nostre case l'elettricista non è più in grado di sapere cosa sarà presente nell'abitazione (basti pensare ai cablaggi per la termoregolazione o alle ricche dotazioni per l'illuminazione led, quest'ultima spesso decisa in corso d'opera). E quindi non può certo riportarlo in un preventivo. Ha bisogno di una linea guida valida in tutti gli aspetti della lavorazione: dal preventivo alla messa in servizio dell'impianto.

Il documento di riferimento per tutte le fasi della lavorazione dell'impianto elettrico a servizio dell'abitazione è appunto il progetto che deve sempre esistere.

Per capire chi redige il progetto ci viene in soccorso la legge ed in particolare il Decreto Ministeriale 37/2008 che stabilisce dei limiti dimensionali al di sotto dei quali il progetto può essere redatto dall'installatore stesso dell'impianto mentre al di sopra da un professionista (ingegnere o perito) iscritto al relativo albo.

In ambito residenziale e nel campo di interesse di questo articolo i limiti sono i seguenti:

a) superficie coperta dell'abitazione maggiore di 400 metri quadri;

b) potenza elettrica impegnata (la massima tra quella di fornitura dell'ente distributore e l'eventuale fotovoltaico installato) maggiore di 6 kW.

La condizione a) non è molto comune mentre nelle moderne abitazioni NO GAS, specie dotate di generosi impianti fotovoltaici,  non è difficile trovarsi nella condizione b). Il punto 2) è da tenere ben presente da parte di committenti e di addetti ai lavori al fine di non trovarsi in difficoltà davanti a richieste delle pubbliche amministrazioni per il palesarsi di spese non previste (il progetto va pagato)! 

Vediamo ora in cosa consiste il progetto di un impianto elettrico domestico ossi di quali documenti si dovrebbe comporre:

1) Relazione tecnica descrittiva dell'impianto: questo documento è fondamentale. Purtroppo anche se presente a volte non viene letto da nessuno. Eppure è proprio lì che sono riassunti i motivi delle scelte concordate tra committenti e progettisti ad esempio i carichi elettrici presenti, se la fornitura sarà monofase o trifase e di che potenza, la presenza di domotica o meno e per la gestione di quali utenze e cosi via;

2) Schemi dei quadri elettrici: questo documento scaturisce da prescrizioni normative ma anche da accordi tra committenti e progettista in merito alle dotazioni che saranno presenti nell'abitazione ed alla "selettività" dell'impianto elettrico ossia della sua capacità di non propagare all'intera casa il guasto che magari ha interessato solo le luci esterne presenti sul balcone;

3) Planimetria con la disposizione dei componenti dell'impianto: su questo documento c'è poco da dire se non che a volte può essere elaborato dall'architetto (se presente) o da chi si occupa dell'arredamento sempre ovviamente in collaborazione con il cliente. Queste figure sono infatti maggiormente al corrente delle esigenze del cliente in termini di disposizione degli arredi. E questi influenzano molto la posizione di prese di energia, dati, TV e comandi per l'illuminazione.

4) Schede dei componenti più importanti presenti nell'impianto: questi documenti sono indispensabile per favorire il cablaggio elettrico degli stessi. Inoltre, a distanza di anni, può essere molto utile avere sotto mano, magari in formato digitale, i manuali e le schede tecniche della moltitudine di apparecchi che ormai costellano il nostro impianto elettrico;

 5) Computo metrico per le offerte: lo messo per ultimo ma non per importanza. Anzi questo documento è quello che più interessa i clienti (almeno in una prima fase) perché consente:
a) di avere, preliminarmente, contezza di quelli che saranno i costi di realizzazione dell'impianto elettrico in modo da modulare le scelte impiantistiche in base al proprio budget. Questo risultato lo si può conseguire "quotando" il preventivo con prezziari ufficiali e congrui come quelli della DEI che vengono costantemente aggiornati;
b) di poter scegliere, su una base comune, tra diverse imprese elettriche avendo la ragionevole certezza che la consistenza e la qualità del lavoro svolto non vadano a discapito del minor prezzo offerto.

2 commenti:

  1. L'ing. Nicola Pellecchia ha sempre ragione perché è uno che li STUDIA, i problemi, prima di parlare o scrivere

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